Dopo i successi delle rassegne di Bologna, Milano e Roma, con oltre 80 mila visitatori, il Salone degli Incanti di Trieste, da oggi, 29 ottobre, al 2 maggio, ospita la retrospettiva di Jack Vettriano (1951-2025), uno dei pittori più amati dal grande pubblico internazionale, insignito dalla Regina Elisabetta II dell’onorificenza Obe (Ordine dell’Impero britannico) per i servizi alle arti visive. La mostra, promossa dal Comune di Trieste e organizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci di Pallavicini Srl, con la curatela di Francesca Bogliolo e la presentazione di Pietro Franca, è stata resa possibile grazie al sostegno istituzionale e organizzativo dell’Amministrazione civica giuliana. Un impegno che testimonia la volontà del Comune di Trieste di investire nella cultura e di valorizzare la città attraverso eventi espositivi di respiro internazionale, capaci di attrarre pubblico e di rafforzare il ruolo della città quale polo culturale e turistico. Il progetto si avvale dell’importante collaborazione con Jack Vettriano Publishing, che continua a sostenere il tour italiano.
La rassegna offre un viaggio intimo e straordinario nell’universo visivo di Jack Vettriano, uno degli artisti più amati, collezionati e riprodotti dei nostri tempi, attraverso oltre 80 opere, tra dipinti, lavori su carta, fotografie e materiali audiovisivi, ideato e voluto dall’artista scozzese per far conoscere da vicino l’evoluzione della sua ricerca e l’essenza dei suoi soggetti più celebri e per condividere la sua arte con il grande pubblico che lo ha sempre sostenuto e reso celebre. La sua carriera, osteggiata dalla critica d’arte ufficiale, che probabilmente non gli perdonava la sua formazione da autodidatta e che lo accusava di riproporre un’estetica leggera, ha avuto tuttavia grande successo tra gli appassionati di pittura che gli riconoscono una spiccata capacità di creare atmosfere evocative in grado di suscitare emozioni intense e l’abilità nel catturare momenti di elevata sensualità. A testimonianza di ciò, uno dei suoi lavori più famosi, Il maggiordomo che canta (The Singing Butler), nel 2004, è stato battuto da Sotheby’s per quasi 750.000 sterline. La scena raffigura una coppia danzante, che si muove in modo leggiadro sulla battigia in una giornata uggiosa e ventosa, protetta dagli ombrelli aperti da una cameriera e da un maggiordomo che, nell’immaginazione di Vettriano, intona la melodia Fly Me to the Moon di Frank Sinatra. Il tema dell’amore è spesso presente nelle sue opere; un amore romantico e allo stesso tempo inquieto, dove donne dalla conturbante bellezza e uomini eleganti, intrecciano i loro rapporti in lussuose camere d’albergo, in club esclusivi, o in sale da ballo.
Il progetto espositivo, esplicitamente dedicato da Vettriano all’Italia, offre al pubblico l’opportunità, quasi unica, di ammirare, tutti riuniti assieme, otto dipinti a olio. La pittura ad olio di Vettriano è da sempre rara e preziosa: lungo tutta la sua carriera, infatti, ha realizzato un numero limitato di tele – tra le 150 e le 180 unità -, custodite perlopiù in collezioni private; anche nelle raccolte pubbliche e nei musei scozzesi è raro, tuttavia, trovare più di due o tre oli riuniti contemporaneamente. L’allestimento, appositamente pensato per lo spazio di Trieste, si articola in otto sezioni tematiche, tra cui un’ampia area dedicata alle opere su carta. Per questo tour italiano — avviato a Bologna nel febbraio 2025, poco prima della sua scomparsa — l’artista stesso ha scelto una serie di tirature uniche di alto valore, ideali per rappresentare la sua arte e il suo legame con l’Italia. Il percorso espositivo si completa con la sezione che documenta il ciclo di fotografie realizzato nello studio dell’artista da Francesco Guidicini, ritrattista ufficiale del Sunday Times le cui opere sono presenti anche alla National Portrait Gallery di Londra, e con una sala video nella quale viene proiettato un filmato in cui Vettriano racconta in prima persona la propria formazione e l’evoluzione del suo linguaggio pittorico. Catalogo in mostra.
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In copertina e all’interno alcune delle opere presenti nella retrospettiva di Trieste.
